SUL PONTE DELLA VITA

Sono sul ponte di legno, sopra il fiume.
Osservo con ammirazione, nel cielo in lontananza, il dolce ed elegante volo di un gabbiano.
La luce del tramonto tinge l’aria di un colore ambrato che invita alla serenità.
Inebriato mi domando quale fioritura soffonda un così dolce profumo (è quel lauro là in fondo).
L’acqua scorre sotto di me mai uguale a se stessa, mille riflessi si increspano nelle piccole onde della corrente.
Tutto attorno è verde e azzurro, azzurro e verde.
Calma, quiete, pace. Mi regalo la dolce melodia di una canzone, ascoltata centinaia di volte, ma sempre capace di nutrire la mia anima.
Soffusi ricordi della mia giovinezza salgono al cuore.
Si giunge ad un punto della propria vita in cui è come stare su questo ponte. L’acqua che scorre a valle rappresenta il tuo passato, l’acqua a monte il tuo futuro. L’acqua sotto il ponte, proprio sotto di te, il tuo presente.
Nessuno di questi momenti rimane immobile, statico. La vita continua imperterrita a scorrere, come il fiume, incurante dei tuoi  tormenti.
Mi piacciono i ponti, congiungono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone. Mi danno l’idea di essere loro a consentire la rotondità della terra, cucendo strappi, cancellando divisioni, avvicinando lontananze, colmando  vuoti.
I miei occhi sono indecisi, tra il firmamento e la terra. Da una parte vorrebbero essere rivolti al cielo, per osservare le centinaia di nuvole che lo adornano in questa bizzarra giornata di primavera inoltrata. Una delle tante meraviglie della nostra amata Madre Terra: tutte così meravigliosamente diverse, candide o scure di grigio, sospinte da una brezza decisa, che muta di continuo la loro forma, ispirata chissà da quali utopie. Dall’altra parte gli occhi vorrebbero rivolgersi verso il suolo, alle mie gambe e ai miei piedi, forse alla ricerca di una certezza, di una sicurezza che non posso garantire loro ora.
Ma la vita non prevede sospensioni e Il ponte mi invita ad attraversarlo, in una sorta di propedeutica sfida.
Ogni volta che qualcuno percorre il ponte, le sue assi oscillano, alla maniera di un’altalena. Come nella realtà, quando si incontra qualcuno, la sua presenza fluisce e vibra con la tua frequenza, come due strumenti che cercano di accordarsi, per suonare insieme lo spartito della vita. Come plettri, i piedi strimpellano il ritmo, battono il tempo. Dalla somma di milioni di passi, risulta la “musica” che ha composto ogni uomo nella sua vita.
Mi ritrovo a camminare con gambe solide ora. Sto attraversando il ponte consapevole che dall’altra parte mi ricongiungerò con un altro me stesso, desideroso di percorrere insieme la spirale eterna di un’esistenza che non ha mai termine, in una continua evoluzione.

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